L’installazione prende spunto dall’osservazione di una matrice comune tra i flussi di coscienza prodotti mediante interazioni mediali sulle reti e il concetto di “generativo”, entrambi legati indissolubilmente ad idee quali quelle di “caosmosi” e di fenomeni “emergenti”.
Interazioni sociali, scambi di informazioni e flussi comunicativi, selezionati in maniera casuale, sono utilizzati per la costruzione di una serie di algoritmi (elaborati in Processing) che alimentano il processo generativo che sta alla base dell’installazione. Ogni algoritmo può essere visto come un “gene” che si sviluppa in un “organismo” che a sua volta si traduce in un pattern visuale in movimento.
Movimento che si presenta ora fluido, ora a scatti, alternando stasi e velocità, fino a congelarsi in alcuni momenti, quasi a tradurre visivamente l’instabilità e la dinamicità che caratterizzano il flusso di coscienza collettiva così come viene cristallizzato nelle masse di dati contenute in email, chat e altri tipi di interazioni che avvengono sui social-network.
I pattern così generati subiscono un’ulteriore dinamizzazione mediante transizioni cicliche che vanno ad evidenziare e ricalcare le geometrie di una facciata architettonica altrimenti statica e asettica.
Come un congegno di epoca barocca, effimero e in divenire, l’installazione
riscrive l’apparenza materiale di un edificio, rivestendola temporaneamente di una pellicola mediale che ne espande e ne complica la percezione.

[ traduci | translate : Inglese ]